Con la definizione di Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) si intende un aumento del volume prostatico che si verifica durante questa seconda fase di crescita. Spesso per riferirsi all’IPB viene utilizzato l’acronimo inglese BPH (Benign Prostatic Hyperplasia).

In molti uomini, il normale aumento delle dimensioni della ghiandola crea un’ostruzione e determina quindi la comparsa di sintomi urinari (come ad esempio il getto debole, la sensazione di non svuotare del tutto, la necessità di andare spesso al bagno o di alzarsi la notte).

L'IPB è una condizione benigna. Ciò significa che non è cancro.

Tuttavia, IPB e cancro possono verificarsi contemporaneamente poiché il tumore delle prostata e l’IPB colpiscono sedi diverse della ghiandola prostatica. Inoltre, i disturbi urinari possono evolvere ed aggravarsi (portando a impossibilità a svuotare la vescica o a insufficienza renale nei casi più estremi); questi sono alcuni dei motivi per cui è necessario eseguire visite urologiche specialistiche a partire dai 45-50 anni di età.

I disturbi causati alla prostata incidono in maniera negativa nella qualità di vita di chi ne è affetto e possono influenzare anche l’attività sessuale nell’uomo.

Le cause dell’ipertrofia prostatica benigna sono in fase di studio e non sono ancora ben chiare, ma pare che possano essere coinvolti complessi cambiamenti nel bilancio ormonale con alterazioni nel rapporto tra testosterone/estrogeno ed attivazione di fattori di crescita prostatici.

Ci sarebbe pertanto uno squilibrio tra la proliferazione (crescita) e i segnali di decadimento cellulare che implicano un aumento del numero delle cellule e la conseguente crescita prostatica. 

MEccanismo di crescita della Prostata Causata Dall' IPb

Il meccanismo secondo cui si sviluppa l’IPB sembra essere multifattoriale: l'infiammazione prostatica sintomatica (prostatite) o asintomatica, in presenza di fattori permissivi come la sindrome metabolica ed in particolare la dislipidemia, o un ambiente ormonale alterato, possono causare negli anni l'allargamento della prostata.

Il numero dei soggetti in cui l’IPB diventa sintomatica, cioè costituisce effettivamente un disturbo, è circa la metà. L’IPB infatti può o non può essere associato a disturbi minzionali.

Pazienti affetti da IPb

Per l’ipertrofia o iperplasia prostatica benigna (BPH o IPB) studi scientifici hanno dimostrato l'esistenza di una predisposizione genetica e di familiarità.

Ipertrofia prostatica benigna

Quando la prostata è ingrandita, può causare disturbi allo svuotamento della vescica.

La necessità di urinare spesso (anche ogni 1 o 2 ore, principalmente di notte) è un pertanto un sintomo comune dell'IPB.

Altri sintomi includono:

- avvertire che la vescica è piena, anche subito dopo aver urinato;

- urgenza ad urinare (“non posso aspettare”, “devo correre”, “devo fermarmi al primo bar”);

- debole flusso di urina;

- getto interrotto (avere bisogno di fermarsi e iniziare a urinare più volte);

- difficoltà ad iniziare a urinare;

- necessità di spingere o sforzarsi per urinare;

- perdite di urina;

- assenza totale di flusso (questa è un'emergenza e deve essere trattata subito).

Alla comparsa di questi disturbi è necessario andare da un urologo.

L’IPB se non è monitorata e curata da uno specialista può infatti creare diverse complicanze, come rischio di infezioni urinarie, febbre, formazione di calcoli, danneggiamento dei reni.

E’ necessario rivolgersi al medico in presenza di sintomi urinari.

La valutazione diventa urgente se non si è in grado di urinare, compare febbre o sangue nelle urine, se presente dolore o bruciore durante la minzione.

Lo specialista urologo diagnostica l’IPB ed i disturbi minzionali tramite:

- raccolta di informazioni e valutazione dei disturbi (anche grazie a questionari cui il paziente risponde durante la visita);

- esame fisico (esplorazione rettale);

L’esplorazione rettale è eseguita con il paziente disteso o sdraiato su un fianco. Il medico mette un dito lubrificato e guantato nel retto per sentire la forma e lo spessore della prostata.

Esame obiettivo

- esami diagnostici specialistici.

Questi gli esami specialistici di base che sono abitualmente prescritti dall’urologo:

- PSA: è una proteina prodotta solo dalla prostata; quando la prostata è sana, si trova pochissimo PSA nel sangue. Un rapido aumento del PSA potrebbe essere un segno che qualcosa non va. L'IPB è una possibile causa di un alto livello di PSA. L'infiammazione della prostata, o prostatite, è un'altra causa comune di un alto livello di PSA.

- Analisi delle urine e/o Urinocoltura: eseguiti su campioni di urina, che, tra gli altri, consentono di rilevare l’anomala presenza di sangue, proteine, zuccheri o batteri.

- Ecografia (addome competo o apparato urinario o addome inferiore): eseguita con una sonda che viene fatta scorrere sull’addome; utile per valutare il volume della prostata, l’urina rimasta nella vescica, la vescica, i reni;

Ecografia addominale

- Ecografia transrettale: eseguita inserendo una sonda nel retto, valuta il volume della prostata e può evidenziare zone sospette, meritevoli di approfondimento diagnostico;

Ecografia Trans-rettale

- Uroflussometria: test non invasivo che misura il volume urinario, la velocità del flusso ed il tempo richiesto per effettuare la minzione.

Uroflussimetria

In casi particolari, se necessario, possono essere richiesti anche:

- Studio urodinamico: serve per lo studio approfondito della funzionalità di vescica ed uretra, da riservare a casi selezionati; è un esame “invasivo” poiché richiede l’inserimento di un piccolo catetere vescicale e una piccola sonda nel retto;

- Risonanza magnetica prostatica con mezzo di contrasto o multiparametrica: utile per evidenziare zone sospette in senso tumorale nella prostata, che potrebbero dover essere studiate con una biopsia prostatica;

- Citologie urinarie: ricerca nelle urine di cellule tumorali maligne;

- Cistoscopia: esame “invasivo” eseguito con uno strumento (cistoscopio) che consiste di visualizzare l'uretra e la vescica; abitualmente eseguito con sola anestesia locale ed in regime ambulatoriale.

L’IPB è molto comune. Circa la metà di tutti gli uomini tra 50 e 60 anni ne è affetto e l’incidenza aumenta progressivamente con il crescere dell’età (è presente fino al 90% degli uomini di età superiore agli 80 anni).

Esistono molte opzioni per il trattamento dell'IPB, e vanno proposte ai pazienti in base alla gravità dei disturbi. Alcune comportano degli effetti collaterali ed è pertanto fondamentale che l’urologo proponga trattamenti in linea con i desideri dei pazienti.

I casi lievi potrebbero non richiedere alcun trattamento. In alcuni casi, le procedure minimamente invasive (chirurgia senza anestesia) sono buone scelte. Talora una combinazione di trattamenti può essere più efficace.

I principali trattamenti sono:

Sorveglianza attiva:

Spesso, l'IPB richiede solo una sorveglianza attiva, indicata in caso di sintomi lievi. Se il paziente e l’urologo scelgono questa opzione di trattamento, l’IPB sarà attentamente controllata con regolari visite ed esami, ma non trattata attivamente. In caso di peggioramento della sintomatologia o aggravamento del quadro clinico, l’urologo proporrà un trattamento. La dieta e l'esercizio fisico sono spesso consigliati come un modo per prevenire o gestire i sintomi.

Terapia farmacologica:

Esistono diversi farmaci per il trattamento dell’IPB:

  • Alfa-litici o Alfa-bloccanti: rilassano la muscolatura presente a livello della prostata e della vescica. Migliorano il flusso di urina, riducono l’ostruzione a livello uretrale riducono così i sintomi dell'IPB. Non riducono le dimensioni della prostata. Vanno interrotti nei pazienti che devono essere sottoposti ad intervento di cataratta.

          Sono pillole da assumere per via orale, meglio la sera prima di coricarsi per dormire; includono alfuzosina, doxazosina, silodosina, tamsulosina e terazosina.

          Gli effetti collaterali possono includere vertigini, vertigini, affaticamento e problemi di eiaculazione.

          Un vantaggio degli alfa-bloccanti è che iniziano a funzionare immediatamente.

  • Inibitori della 5-alfa reduttasi: bloccano la produzione di un ormone maschile derivato dal testosterone che può accumularsi nella prostata e può causarne la crescita. Riducono la prostata, aumentano il flusso di urina e riducono il rischio di complicanze dell'IPB. Questi farmaci sono da prescrivere per gli uomini con ghiandole prostatiche molto grandi. Sono pillole da assumere per via orale; includono dutasteride e finasteride. Potrebbero essere necessari molti mesi per diventare pienamente efficaci. Gli effetti collaterali includono disfunzione erettile e riduzione della libido (desiderio sessuale).
     
  • Antimuscarinici: rilassano i muscoli della vescica. Per i pazienti con sintomi della vescica iperattiva, definibile da eccessiva ed incontrollabile contrazione dei muscoli della vescica che porta alla necessità frequente e urgente di urinare, possono essere un efficace aiuto.
     
  • Terapia combinata: vengono utilizzati insieme due farmaci appartenenti a classi diverse. Gli uomini con prostate più grandi sono buoni candidati per questo trattamento; migliorano i sintomi e prevengono il peggioramento dell'IPB.

          Le possibili combinazioni di farmaci includono: 

               - Finasteride e doxazosina

               - Dutasteride e tamsulosina, una combinazione disponibile anche in una singola compressa

               - Alfa bloccanti e antimuscarinici

           Gli effetti collaterali possono verificarsi con ogni farmaco. Prendendo due farmaci, è possibile avere più effetti collaterali rispetto al caso in cui si assume un unico farmaco.  Alcuni effetti collaterali nei pazienti in terapia di combinazione sono stati vertigini, disfunzione erettile, debolezza o mancanza di energia e un calo della pressione sanguigna quando ci si sposta da seduti o sdraiati a in piedi.

Fitoterapici: Sono trattamenti il cui principio attivo è una sostanza vegetale. Non è necessaria la loro prescrizione, ma si possono acquistare come integratori alimentari. Un popolare fitoterapico è la “serenoa repens”, estratta da un palmetto. La qualità e la purezza degli integratori variano. La loro efficacia è oggetto di forte discussione ed attualmente non sono raccomandati dalle linee guida internazionali.

Trattamenti chirurgici

La scelta del tipo di intervento chirurgico dipende dalle dimensioni della prostata, dalla salute generale del paziente e dalla sua scelta personale.

- Trattamenti mini-invasivi

Gli interventi chirurgici mininvasivi o meno invasivi possono essere svolti in regime ambulatoriale o con minimo ricovero in ospedale. Il tempo di recupero è generalmente più veloce. Possono offrire sollievo dai sintomi e talora risultano risolutivi; in altri casi fanno da “ponte” per posticipare trattamenti più invasivi agli anni successivi e rendono comunque necessaria l’assunzione di terapia farmacologica poiché alleviano i sintomi ma non li trattano totalmente.

Gli effetti collaterali temporanei possono includere:

- Sangue nelle urine;

- Bruciore urinario;

- Necessità di urinare più spesso;

- Improvvisi impulsi a urinare;

- Infezione del tratto urinario.

Meno spesso, disfunzione erettile o eiaculazione retrograda (lo sperma scorre all'indietro nella vescica invece che fuori dal pene dopo l’orgasmo)

  • Lifting uretrale prostatico (PUL): Tramite un cistoscopio, vengono rilasciati nella prostata dei piccoli impianti, simili a delle mollettine. Questi impianti pinzano il tessuto prostatico e comprimono la prostata ingrossata in modo che si riduca l’ostruzione a livello uretrale e migliori il flusso dell’urina. Non vengono eseguiti tagli né usate fonti di calore per distruggere o rimuovere il tessuto prostatico. La procedura è molto veloce (meno di un’ora) e di solito si può tornare a casa lo stesso giorno. La procedura può essere eseguita con anestesia locale o generale. La maggior parte degli uomini vede un miglioramento dei sintomi entro circa due settimane. Gli effetti collaterali sono dolore o bruciore durante il passaggio dell'urina, sangue nelle urine o un forte bisogno di urinare; questi sintomi di solito scompaiono entro due o quattro settimane. Il vantaggio di questa procedura è che non impatta assolutamente sull’eiaculazione, che viene sempre mantenuta. Gli studi attualmente suggeriscono che il miglioramento dei sintomi dura per almeno 7 anni. Gli uomini che hanno eseguito un PUL possono comunque sottoporsi ad altri trattamenti se ne hanno bisogno, inclusi MRI, TURP, ecc.
     
  • Terapia Termale a vapore Acqueo: Questo trattamento utilizza il vapore acqueo (vapore) per distruggere le cellule della prostata che comprimono l'uretra. All'interno di un dispositivo portatile, l'acqua sterile viene riscaldata appena sopra il punto di ebollizione, quando si trasforma in vapore. Una precisa dose di vapore viene quindi “iniettata” nella prostata con un piccolo ago. Il rilascio di questa energia termica provoca una rapida morte cellulare, provocando così la riduzione della prostata. Il trattamento viene effettuato in anestesia locale e/o sedazione. Il catetere vescicale ed il sanguinamento possono accompagnare il paziente nelle settimane successive al trattamento. La minzione dolorosa o frequente dovrebbe scomparire entro due o tre settimane. Gli effetti collaterali sessuali, come la disfunzione erettile, sono possibili. Al momento non è noto se il trattamento continui a funzionare a lungo termine (oltre il limite di cinque anni) o se i pazienti alla fine abbiano bisogno di un trattamento aggiuntivo. A differenza di altre terapie meno invasive, questa terapia può trattare gli uomini che hanno un lobo medio della prostata.
     
  • Terapia transuretrale a microonde (TUMT): Utilizza le microonde per distruggere il tessuto prostatico. L'urologo inserisce un catetere attraverso l'uretra fino alla prostata. Un dispositivo simile ad una antenna invia microonde attraverso il catetere per riscaldare porzioni selezionate della prostata. Il calore distrugge il tessuto prostatico in eccesso. Un sistema di raffreddamento protegge le vie urinarie dai danni causati dal calore durante la procedura. TUMT non richiede anestesia generale e si esegue in circa un'ora. Di solito la dimissione avviene stesso giorno. Tra gli effetti collaterali il sanguinamento, infezioni del tratto urinario, incontinenza urinaria e stenosi nell'uretra. Alcuni uomini hanno sintomi quali frequenti o sensazione di bruciore durante il passaggio dell'urina per qualche settimana.
     
  • Catetere vescicale: E’ un tubo che viene inserito nella vescica per drenare l'urina. I cateteri possono essere inseriti attraverso l'uretra o tramite una piccola puntura nella vescica sopra l'osso pubico (catetere sovrapubico o cistocath).Vanno mensilmente sostituiti.

Poiché non ben tollerati e talora causa di infezioni, il loro uso esclusivo è generalmente riservato a uomini non candidabili, per età o condizioni, ad altri trattamenti.

  • Embolizzazione delle arterie prostatiche (PAE): Procedura per il trattamento dell'IPB che viene eseguita dai radiologi interventisti in pazienti selezionati dagli urologi.Nella PAE, minuscole particelle vengono iniettate attraverso un catetere nei vasi che forniscono sangue alla prostata. Le particelle bloccano il flusso sanguigno ai grandi vasi sanguigni (arterie) della prostata. Questo fa sì che la prostata si restringa.E’ considerato ancora un trattamento sperimentale e non è ufficialmente inserito nelle linee guida urologiche.

- Trattamenti invasivi

Nei casi in cui i disturbi minzionali siano severi o se falliti gli altri trattamenti, possono essere proposti al paziente interventi più invasivi per ridurre il volume prostatico.

Per essere eseguiti, i trattamenti invasivi necessitano generalmente di una anestesia spinale o generale, di 3-4 giorni di ricovero e del posizionamento per qualche giorno di un catetere vescicale nel post operatorio.

Le complicanze e gli effetti collaterali sono simili: possibile sanguinamento o infezione urinaria, bruciore e persistenza di disturbi minzionali per qualche settimana dopo l’intervento; tutti hanno una elevata probabilità di causare retroiaculazione (la mancanza di fuoriuscita dello sperma dopo l’orgasmo). Sono inoltre descritti casi di incontinenza urinaria e deficit erettile.

  • Incisione transuretrale della prostata (TUIP): Procedura riservata a prostate piccole, in cui è sufficiente creare delle incisioni della prostata, senza rimuoverne del tessuto.Viene eseguita tramite uno strumento che viene inserito nel pene e da cui fuoriesce una corrente in grado di eseguire dei piccoli tagli.
     
  • Resezione transuretrale della prostata (TURP): E’ un intervento chirurgico molto comune per l'IPB. Dopo l'anestesia, il chirurgo inserisce uno sottile strumento sottile (un resettoscopio) attraverso la punta del pene nell'uretra. Dal resettoscopio esce un’ansa elettrificata che consente di resecare e rimuovere il tessuto prostatico che ostruisce il passaggio dell’urina nell'uretra. La TURP non rimuove pertanto l'intera prostata, ma solo la porzione ostruente.Questo trattamento ha ben noti risultati a lungo termine. Altri trattamenti sono generalmente confrontati con esso in quanto la sua efficacia è indiscussa.
     
  • Enucleazione della prostata con laser a olmio (HoLEP): Il chirurgo, similmente alla TURP, posiziona uno strumento sottile (un resettoscopio) attraverso il pene nell'uretra. Rispetto alla TURP, cambia però la fonte energetica, costituita in questo caso da un laser ad olmio, che distrugge il tessuto prostatico in eccesso. Il vantaggio del laser è una ridotta probabilità di sanguinamento ed il poter intervenire in prostate di volume maggiore rispetto alla TURP. Gli uomini trattati con HoLEP hanno più incontinenza urinaria da stress post-operatoria rispetto agli altri interventi chirurgici, ma questa migliora in circa un anno.
     
  • Enucleazione della prostata con laser al tulio (ThuLEP): ThuLEP è simile a HoLEP ma utilizza un diverso tipo di laser. Anche in questo caso le prostate trattate possono essere di dimensioni voluminose ma persistono disturbi minzionali soprattutto di tipo irritativo per un periodo più lungo rispetto alla TURP.
     
  • Ablazione transuretrale con getto d'acqua (TWJA): In questa procedura vengono utilizzati getti d'acqua ad alta pressione per distruggere il tessuto prostatico in eccesso, previa mappatura della prostata da trattare. Successivamente viene inserito un altro strumento per ridurre il rischio di sanguinamento, più frequente dopo questa procedura.

Dopo il trattamento, per la maggior parte degli uomini, i sintomi dell'IPB migliorano.

La maggior parte degli effetti collaterali sono temporanei. In alcuni casi possono verificarsi infezioni urinarie, sanguinamento, incontinenza e disfunzione erettile. In alcuni casi, può formarsi tessuto cicatriziale che crea nuovamente un ostacolo ad flusso urinario.

L'eiaculazione retrograda (quando lo sperma entra nella vescica anziché essere espulso attraverso il pene) è una conseguenza frequente dei trattamenti chirurgici e spesso è un deterrente al trattamento dell’IPB per molti uomini.

Non esiste un modo sicuro per fermare l'IPB, ma perdere peso e seguire una dieta sana che include frutta e verdura può aiutare. Rimanere attivi aiuta a controllare il peso e i livelli ormonali che abbiamo visto essere implicati nella crescita alterata delle cellule prostatiche.

L'invecchiamento e la storia familiare di ipertrofia prostatica ne aumentano il rischio.

Anche l'obesità, la mancanza di attività fisica e la disfunzione erettile possono aumentare il rischio di IPB.

La prevenzione per l'iperplasia prostatica benigna consiste pertanto in una diagnosi precoce che si ottiene sottoponendosi a controlli periodici dopo i 40-50 anni e tempestivamente quando si manifestano problemi.
È importante seguire un'alimentazione varia ed equilibrata, ricca di frutta, verdura e cereali integrali, ma povera di grassi saturi (carne rossa, formaggi e fritti).

Molti uomini traggono beneficio nell’evitare l’assunzione di peperoncino, birra, insaccati, spezie, pepe, superalcolici, caffè e crostacei, che peggiorano i sintomi irritativi.

È importante bere a sufficienza, almeno un 1.5/2 litri di acqua al giorno, e svolgere attività fisica moderata e regolare.

Prostata
Descrizione N. valutazioni
Assenza totale di flusso (questa è un'emergenza e deve essere trattata subito) 1
Avvertire che la vescica è piena, anche subito dopo aver urinato 1
Debole flusso di urina 1
Difficoltà ad iniziare a urinare 1
Difficoltà ad urinare 1
Getto interrotto (avere bisogno di fermarsi e iniziare a urinare più volte) 1
Necessità di spingere o sforzarsi per urinare 1
Perdita urina 1
Urgenza ad urinare (“non posso aspettare”, “devo correre”, “devo fermarmi al primo bar”) 1
Al momento, non sono presenti documenti associati a questa patologia.